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L'Osservatorio BSR avvia il programma di ricerca sull'Epidemic Perturbation Index
8 ottobre 2026
L'Istituto ISR ha depositato l'8 ottobre 2026 la preregistrazione dell'Epidemic Perturbation Index, un indice giornaliero che l'Osservatorio BSR comincia a raccogliere da oggi. Il documento è stato depositato prima che la raccolta cominciasse, ed è questa la sola cosa che rende la ricerca difendibile: fra due anni nessuno potrà sostenere che le soglie siano state scelte dopo aver visto i dati.
L'indice non misura il contagio. Misura le pubblicazioni: quante misure amministrative a materia sanitaria stanno uscendo rispetto alla norma, quanto se ne parla nelle fonti di segnalazione, e quanto meno del suo solito sta pubblicando una fonte ufficiale. Non è un indicatore epidemiologico, non prevede l'evoluzione di un focolaio e non è un consiglio medico né di viaggio.
La ragione per cui un istituto che studia la responsabilità amministrativa degli enti si occupa di un indice sanitario sta negli anni 2020÷2022. Per l'impresa quella è stata un'emergenza normativa prima che sanitaria: ciò che ha fermato gli stabilimenti non è stato il virus, sono state le misure. Chiusure, limitazioni, quarantene, protocolli, integrazione del documento di valutazione dei rischi, sorveglianza sanitaria. Nessun indicatore segue, giorno per giorno, quanto si muove l'apparato che quelle misure le produce.
Le tre grandezze si pubblicano affiancate e non si sommano mai. Un indice sanitario che restituisse un numero solo nasconderebbe proprio ciò che il lettore deve vedere: quale delle tre si è mossa. Le tre cose non si somigliano affatto, e una somma le renderebbe indistinguibili.
L'occasione è stata il caso di Irkutsk. Il 2 ottobre una tecnica di laboratorio di un istituto antipeste siberiano è morta di polmonite grave; l'agenzia sanitaria federale russa ha dichiarato polmonite di causa ignota; la peste è rimasta un'ipotesi di stampa, mai confermata. Interrogando l'archivio completo degli avvisi di focolaio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, il risultato è uno zero: nessuna voce sulla peste dopo l'ottobre 2021, nessuna sulla Russia dopo il febbraio 2021, nessuna che nomini quella regione in alcun momento.
Quello zero non prova che qualcuno nasconda, e l'indice non lo sosterrà mai. Un avviso di focolaio esce quando uno Stato notifica e l'Organizzazione decide di pubblicare: zero significa nessuna notifica oppure nessuna pubblicazione, e il canale pubblico non distingue le due cose. È precisamente questo fatto strutturale che l'indice si propone di misurare.
Una seconda osservazione ha cambiato il disegno della ricerca. Sondando uno per uno i novantanove sottodomini regionali dell'agenzia sanitaria russa, una sola fonte è risultata leggibile; ventidue rispondono presentando una catena di certificazione che i depositi di fiducia occidentali non riconoscono. Quegli host non sono spenti: stanno pubblicando, per chi li guarda da dentro quel perimetro. Ne discende che l'opacità non è una proprietà della fonte, ma una relazione fra la fonte e chi guarda — e che un indice che la misura deve dichiarare da dove guarda, esattamente come dichiara la data.
Il programma di ricerca è preregistrato nella forma del registered report, lo stesso impianto già adottato per gli indici di turbamento e per l'indice di pressione regolatoria. I primi trenta giorni di raccolta servono soltanto a calibrare le soglie e sono esclusi da ogni verifica; nelle prime due settimane non viene pubblicato nulla. L'analisi che conta è fissata a ventiquattro mesi, e fino ad allora le correlazioni non si guardano: il fatto che non si guardino è parte del disegno.
Del documento depositato è pubblicata anche l'impronta digitale, così che chiunque possa scaricarlo, ricalcolarla e verificare che sia quello depositato quel giorno e che non sia stato toccato. L'impronta sarà ripubblicata nel primo numero utile del Bollettino dell'Osservatorio.
La proposta di ricerca, il documento di preregistrazione e la sua impronta sono alla pagina https://www.istituto-isr.it/osservatorio/epi.html