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L'EPI apre la serie: centonovantaquattro paesi, e la misura rifatta da un'altra rete

12 ottobre 2026

Il 12 ottobre 2026 l'Osservatorio BSR ha aperto la serie dell'Epidemic Perturbation Index. Il giorno prima è stata depositata la preregistrazione EPI-0.6 (DOI 10.5281/zenodo.23300504, dodici pagine), che sostituisce quella dell'8 ottobre e porta con sé la ragione per cui l'avvio è slittato di quattro giorni.

Il difetto, e come è venuto fuori. Il documento depositato dichiarava settantaquattro paesi; lo strumento che avrebbe dovuto interrogarli ne aveva tre: Cina, Europa, Russia. La differenza non è emersa guardando i dati, ma rileggendo il documento depositato contro il codice. Si è chiusa alzando lo strumento al documento, e non il contrario: correggere la preregistrazione per farla somigliare a ciò che il programma sapeva fare è esattamente la cosa che una preregistrazione esiste per impedire.

Oggi la banda O interroga una fonte sanitaria nazionale per ciascuno dei centonovantaquattro Stati membri dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, insieme ai sottodomini regionali russi e agli uffici regionali dell'Organizzazione: trecentotré chiavi ogni giorno. Per sette paesi non esiste un canale noto, e sono scritti come tali. Un'assenza dichiarata è un dato; un'assenza taciuta è un errore che si scopre due anni dopo, quando la serie è già lunga.

Prima di aprire la serie, la mappa di raggiungibilità è stata rifatta da una rete diversa. Dalla rete della sede dell'Istituto a Verona e da un collegamento cellulare sono state eseguite due misure indipendenti sulle stesse trecentotré chiavi: una sola fonte ha taciuto in una misura e risposto nell'altra, ed è stata scagionata. Due misure che coincidono sono una misura, una sola è un aneddoto: da una rete sola non si saprebbe se un silenzio appartenga alla fonte o al nostro percorso.

Il pannello di controllo è stato congelato lo stesso giorno: sette controlli ammessi su dieci candidati. I tre esclusi restano fuori per sempre, con la ragione scritta accanto — un portale giuridico europeo che quel giorno non ha restituito nulla, un portale normativo russo che non ha risposto entro il tempo, un istituto di statistica la cui catena di certificazione non è risultata verificabile. Un controllo che oggi non si legge non potrà entrare domani: un pannello che cambia mentre la serie corre renderebbe la serie muta.

Le giornate raccolte in prova nelle settimane scorse sono state chiuse in una serie pilota a parte e non entrano nella serie buona. Uno strumento che cambia apre una serie nuova. È la stessa regola per cui l'osservatorio — la rete da cui si guarda e le autorità di certificazione che il sistema riconosce — si dichiara e porta una versione propria: l'opacità non è una proprietà della fonte, è una relazione fra la fonte e chi la guarda.

Il resto non cambia. I primi trenta giorni servono soltanto a calibrare le soglie e sono esclusi da ogni verifica; nelle prime due settimane non viene pubblicato nulla; l'analisi che conta è fissata a ventiquattro mesi, e fino ad allora le correlazioni non si guardano. Che non si guardino è parte del disegno, non una dimenticanza.

L'impronta del documento depositato è 213dc393a08325bd83e3c63859b9a11a96207aea4b80e45394e35cf07b8ddf0c: chiunque può scaricarlo, ricalcolarla e verificare che sia quello depositato l'11 ottobre 2026 e che non sia stato toccato da allora. Il documento, la sua impronta e la catena delle versioni precedenti sono alla pagina https://www.istituto-isr.it/osservatorio/epi.html


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